Il professor Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, ha risposto ad un’altra nostra domanda sul bullismo e cyberbullismo:

Perché le vittime hanno paura di raccontare ciò che gli accade?

Il silenzio delle vittime deriva dalla paura. Temono di essere giudicate dagli amici, dagli insegnanti e dai familiari. E il giudizio, come la reputazione, sono concetti cruciali per un adolescente, che vive una fase evolutiva il cui compito principale è la ricerca dell’identità, oltre che l’acquisizione di una maggiore autonomia.

Non raccontano perché si vergognano, perché temono di essere etichettati come “spioni” o come “deboli”, “che non sanno difendersi” e che hanno bisogno di ricorrere agli adulti. Più in generale, temono di non essere capiti e questo accade di frequente, se consideriamo che spesso gli adulti sottovalutano la portata di quanto sta accadendo, liquidandolo come “bravate tra ragazzi”. D’altro lato, è anche comprensibile che un adolescente alla ricerca della sua piena autonomia non voglia chiedere aiuto ma voglia provare a cavarsela da solo o rivolgendosi ad altri amici. Il problema è che poi questo non accade, le vittime non reagiscono, le prevaricazioni continuano nel tempo.

E’ indispensabile invece far emergere questi episodi, se non attraverso le vittime, grazie ai compagni che li circondano. Per questo motivo il claim dell’ultimo spot europeo contro il bullismo, cui Telefono Azzurro ha contribuito, era: “Tu che stai a guardare fai qualcosa, parla adesso!”: dato il silenzio delle vittime ci si rivolge ai testimoni degli atti di bullismo perché superino eventuali timori – anche loro ne hanno, ovviamente – per raccontare cosa sta capitando ad un coetaneo in difficoltà.

E’ importante aiutare le vittime a non vergognarsi per ciò che accade; far capire loro e ai loro coetanei che chiedere aiuto non significa essere un debole (per le vittime) o una spia (per i testimoni silenziosi), ma è il primo passo per risolvere la situazione; sollecitarle a raccontare ai genitori o agli insegnanti quello che accade, magari con l’aiuto e l’appoggio di qualche amico o compagno. Se le vittime hanno paura di confidarsi con qualcuno che conoscono, possono contattare anche anonimamente Telefono Azzurro, che tramite la chat (http://azzurro.it/chat.html ) o la linea 19696 (disponibile 24 ore su 24) può aiutarli a capire cosa fare.