La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) oggi ha raggiunto proporzioni di una vera e propria epidemia anche tra i più piccoli diventando la patologia cronica del fegato più frequente nel mondo occidentale: sono ormai numerosi gli allarmi che arrivano dalle principali organizzazioni mondiali deputate al controllo dello stato di salute della popolazione pediatrica. In Italia si stima che ne sia affetto circa il 15% dei bambini. Ma una nuova scoperta scientifica sui meccanismi che regolano l’insorgenza della patologia, condotta da un team dell’Università “Sapienza” di Roma e dell’Ospedale Bambino Gesù, potrebbe portare oggi a nuove soluzioni terapeutiche in grado di rallentare sensibilmente la progressione della malattia.

I bambini affetti da steatosi epatica non alcolica possono presentare danni metabolici caratterizzati da aumento della circonferenza addominale, ipertensione, insulino-resistenza, ipercolesterolemia, tutte condizioni che aumentano il rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2, sindrome metabolica o malattie cardiovascolari.

Il team che ha lavorato allo studio ha dimostrato il coinvolgimento delle cellule staminali epatiche nella progressione della malattia e la capacità delle cellule del fegato di secernere mediatori cellulari: è proprio sui recettori di tali molecole che – ad esempio – oggi agiscono i più moderni farmaci per la cura del diabete. Questa scoperta apre pertanto opportunità terapeutiche fino a ieri impensabili. I risultati della ricerca aprono, infatti, la possibilità di sviluppare approcci terapeutici nuovi che hanno come target la modulazione dell’attività delle cellule staminali epatiche.