Ogni giorno nel mondo nasce un bambino, un essere unico che al mondo non ha eguali. Ognuno di essi è assolutamente speciale e ha necessità, stimoli e bisogni spesso simili ad altre persone, ma tante volte diversi da tutti.

Essere differenti altro non che è sviluppare la proprie abilità cercando, con l’aiuto degli altri, di migliorare ciò che manca.
L’essere speciali, però, può comportare anche difficoltà, certo, eppure esiste sempre qualcosa che accomuna ognuno di noi: sognare, sperare, sorridere.

Immaginiamo di chiedere a un bimbo, di qualsiasi età e di qualsiasi nazione “cosa vuoi fare da grande?” Probabilmente risponderà “Il calciatore, il campione dello sport, il dottore”.
Ma tutti quanti possono puntare a realizzare ciò che sognano? La risposta è si, e deve essere sì. Raggiungere obiettivi é abbattere barriere, grandi muri.

Il modo migliore per rendere la vita più facile a chi, ad esempio, è affetto da disabilità, è includerlo nella vita di tutti i giorni, in attività sportive, scolastiche e di gioco già dai primi giorni di vita, rendendo così la società una grande famiglia, nella quale le differenze diventano un valore in più e non un difetto.

A soli 2/3 anni infatti si inizia a costituire e formare il proprio futuro. Ad esempio non sappiamo qual’è stato il giorno in cui abbiamo parlato per la prima volta, eppure ricordiamo il linguaggio per sempre. Proprio per questo motivo ogni persona, qualunque siano le sue caratteristiche, deve avere l’opportunità di “vivere a 360 gradi “.

L’inclusione di persone con disabilità può essere un piccolo gesto ma permette a tantissimi di vivere come attore protagonista il grande spettacolo della vita, e non da semplice spettatore.

Un giorno, un papà come molti altri, decise di andare a fare jogging in modo “speciale” , ovvero correndo assieme al suo bimbo costretto sulla sedia a rotelle a causa di una paresi cerebrali infantile. Quel pomeriggio Rick Hoyt disse a suo padre: “Quando corro non mi sento più disabile”. Da quel giorno una semplice corsa è diventata forza per vivere, un modo di vivere, di correre, pur non avendo a disposizione le gambe.

Avere un handicap non vieta di emozionarsi, anzi. Le emozioni non hanno barriere e ci riempiono il cuore, raggiungere quello che spesso viene definito “impossibile” rende la vittoria ancora più dolce.
Il successo e la gioia è sentire l’amore intorno a se, come sentire la propria mamma per la prima volta, non si ricorda ma resta nel cuore per sempre.

Solo ascoltando tutti, includendo tutti possiamo davvero “sentire”, dando voce a chi ne ha meno di noi, o a chi, addirittura, non ne ha.
Il dovere di includere ed ascoltare non ha età, ciò che impariamo da piccini entra dentro di noi per sempre, forma
noi e i nostri sogni.
Certamente non è sempre facile avere un handicap, ma difficile non è impossibile. L’importante, in ogni campo della vita, è avere accanto qualcuno che ci tenga per mano e che noi teniamo reciprocamente per mano, offrendo costantemente il nostro sostegno a chi ancora non ce l’ha.

Per dare il proprio sostegno non bisogna essere grandi di età, ma grandi nel cuore seguendo semplicemente il proprio istinto. Proprio come il giovane Connor Long di nove anni che, cresciuto assieme al suo fratellino di due anni più piccolo affetto da paralisi cerebrale dalla nascita, ha pensato ad un modo per giocare insieme costruendo una speciale carrozzina.

Insieme, si possono raggiungere tutte le vette come Elisha Reimer, ragazzo affetto da Sindrome di Down che assieme al suo papà ha raggiunto la cima più alta del Mondo, scalando addirittura il Monte Everest.