Il piede piatto è un fenomeno molto diffuso tra bambini e adulti ma cosa sia esattamente non è chiaro a tutti, talvolta è il pediatra stesso ad avere dubbi se per il bimbo con questo problema sia necessario contattare o no l’ortopedico.

Innanzitutto il piede piatto è un’alterazione morfologica del piede che determina una riduzione dell’arco plantare e, nei casi più estremi, una pronazione del calcagno.
Molte volte i piccini che iniziano a camminare, a causa di cuscinetti di grasso ed una estrema lassità articolare, tendono a diminuire l’arco plantare, inoltre, crescendo, le eventuali ginocchia valghe aumenteranno il difetto.

Il pediatra potrà constatare molto facilmente questo problema superati i tre anni di età del giovane paziente. La manovra, di routine, si chiama tilt test e consiste nel mettere il piccolo in punta di piedi ed osservare se il difetto diminuisce o no.

In caso non vi sia miglioramento e non si verificasse una pronazione del calcagno allora si avrà di fronte un caso di piede piatto congenito.

Altri tipi di piattismo, invece, sono quello lasso fisiologico e quello idiopatico.
Il primo è il più diffuso e rappresenta una naturale evoluzione del piede, e quasi la totalità dei casi si correggerà naturalmente.

Per quanto riguarda il piede piatto idiopatico, si potrà certificare dopo gli otto anni, ovvero quando ormai il miglioramento naturale si sarà esaurito. In questo caso nei pazienti più problematici verrà effettuata una risoluzione tramite intervento chirurgico.

Attraverso la tabella del sito piedepiatto è possibile individuare, anche per un genitore, i casi più o meno preoccupanti.
Un consulto dell’ortopedico sarà necessario nel caso vi sia un 2° grado dopo i 5 anni oppure un 1° grado dopo circa i 7 anni.

Oltre a questi la certezza di dover ricorrere ad un pare medico specialistico si avrà  nel caso di non correggibilità del problema e di piattismo doloroso.

Quest’ultimo, nel caso si verificasse, è sintomo di sinostosi delle ossa del piede. Ovviamente il medico saprà individuare con precisione la causa del dolore accusato dal bambino indicando la terapia, in alcuni casi, anche chirurgica.