Raffele Morelli , medico, psichiatra e psicoterapeuta ha analizzato il valore del “gioco attivo” e i benefici che esso porta, in particolar modo nella delicata fase di crescita e sviluppo delle facoltà cognitive.

Il gioco attivo
Non esiste in letteratura una definizione condivisa di gioco attivo. Un gioco si può definire attivo quando il bambino nel farlo manipola la realtà, la trasforma, costruisce qualcosa di concreto. Si possono definire attivi anche tutti i tipi di giochi che prevedono il movimento e l’attività fisica.

Cosa produce, a livello cognitivo, il gioco attivo nel bambino?
Queste attività portano una notevole stimolazione dell’attività cerebrale, perché nella fase evolutiva il cervello deve sviluppare continuamente nuove sinapsi, ossia le strutture che uniscono fra di loro le cellule nervose e che presiedono quindi alla comunicazione fra i neuroni. Quanti più stimoli attivi il bambino avrà, tante più sinapsi potranno “ramificarsi”, a tutto vantaggio del suo sviluppo cognitivo. Questo tipo di gioco esercita un “ruolo” positivo sulla coordinazione delle mani, e quindi il bambino impara a utilizzarle sempre meglio proprio perché necessarie al gioco stesso. Questa confidenza con le sue abilità fisiche lo aiuterà poi nello sviluppo della coordinazione motoria e nella postura e gli sarà di conseguenza utile nella costruzione dell’immagine di sé e della propria autostima.

Perché è così importante nello sviluppo dell’immaginazione/creatività del bambino?
L’immaginazione e la creatività del bambino hanno bisogno di feedback evidenti: in altre parole i piccoli devono toccare, manipolare attivamente la realtà perché nel loro cervello possano prender forma i mondi immaginari che da sempre caratterizzano la loro fantasia. Per questo devono toccare e usare l’automobilina o il trenino che si muovono, per immaginare il viaggio che quei giocattoli potranno compiere nel paese incantato che abita le loro menti. Non basta vedere un treno in televisione o sullo schermo di un pc, devono toccarlo e creare il loro personale viaggio.

Cosa si verifica, nel gioco attivo, che non si verifica quando il bambino interagisce con tablet e computer?
I giochi tecnologici non contemplano momenti di noia, difficilmente ci sono tempi morti e dunque niente attese; di concreto in questi giochi c’è ben poco, non a caso li chiamiamo “virtuali”. Questi strumenti andrebbero sempre utilizzati per periodi limitati di tempo (in modo particolare per i più piccini) e sotto sorveglianza degli adulti. Facilmente i ragazzi si fanno prendere la mano e ne abusano, trascorrendo troppe ore davanti ad uno schermo e finendo a volte col diventare persino apatici. Lo stesso discorso vale per la televisione, la cui fruizione passiva non è di alcuna utilità sul loro sviluppo e serve al più come passatempo. La noia è un’esperienza fondamentale per lo sviluppo cognitivo. Attraverso di essa il bambino è stimolato a farsi domande, a esplorare il suo piccolo universo, a trasformare la realtà…che lo sta annoiando! Allo stesso modo l’attesa e la concretezza hanno a che fare con il reale, con il mondo vero. Il gioco attivo non è solo un passatempo, serve proprio per potenziare le loro capacità innate, che sono immense.