Esistono due tipi di congedo: quello obbligatorio e quello facoltativo. In ogni modo la legge tutela la donna durante tutta la maternità al fine di garantire l’assistenza e il rispetto dei diritti di mamma e bebè. Le uniche a non avere questo obbligo sono le lavoratrici autonome. Le lavoratrici dipendenti e quelle iscritte alla gestione separate (a meno che non siano titolari di pensioni o iscritte ad altre forme previdenziali) hanno diritto al congedo di maternità 2 mesi prima della data presunta e tre mesi dopo il parto.

Da marzo 2000 esiste anche una seconda possibilità per frazionale il periodo di congedo: un mese prima della data presunta e 4 mesi dopo il parto. L’indennità di maternità dovrebbe essere retribuita con una cifra pari all’80% della retribuzione media giornaliera. Di norma i contratti collettivi nazionali prevedono che questa somma venga versata dall’INPS e il restante dal datore di lavoro.

Dopo il termine dell’astensione obbligatoria, la madre potrebbe richiedere il congedo facoltativo. La legge prevede che ciascun genitore abbia diritto ad assentarsi dal lavoro per un totale di 10 mesi (entro i primi 8 anni di vita del bambino). I genitori possono astenersi dall’attività lavorativa contemporaneamente. Durante il congedo parentale, il trattamento economico è pari al 30% del normale stipendio.

COME RICHIEDERE LA MATERNITA’.  Le lavoratrici dipendenti e quelle iscritte alla gestione separata devono presentare la domanda presso gli uffici INPS di residenza ( e al datore di lavoro) prima dell’inizio del congedo. Le lavoratrici autonome devono presentare la domanda presso gli uffici di residenza successivamente al parto.