Aiuto! Il bambino non mangia! Quante volte i genitori si preoccupano perchè il proprio bambino non ha proprio intenzione di pranzare?

La paura poi aumenta se connessa a questo rifiuto si verifica una scarsa crescita del bimbo oppure perché non termina, come faceva prima, il suo piattino di pappa o il biberon.

Per prima cosa bisogna accertarsi se il problema è reale o no.

La falsa inappetenza
Nel secondo anno di vita il bambino cresce meno e quindi in proporzione mangia meno.
I genitori devono accettare serenamente questo cambiamento e non adottare atteggiamenti controproducenti del tipo “lo costringo per il suo bene” con il pericolo di far odiare al bambino il momento del pasto, oppure “purché mangi, gli do quello che vuole” con il rischio di provocare squilibri nutrizionali. Inoltre, si finisce per considerare inappetente il bambino solo perché non mangia la quantità di cibo stabilita per lui.
Se il pediatra conferma che la crescita di vostro figlio è regolare, cercate di adottare delle regole di comportamento per far sì che la tavola non diventi un terreno di scontro e il cibo un’arma di ricatto.

Alcuni consigli pratici:
– Non forzatelo a mangiare controvoglia: serve solo a innescare un cattivo rapporto con la tavola. La sola vista del cibo può scatenare infatti una sensazione di nausea e rifiuto, così un falso problema di inappetenza si trasforma in inappetenza reale!

– Non trasformate il cibo in un premio: “se mangi la carne poi ti do una caramella”, in questo modo confermate la convinzione che la carne non è buona mentre la caramella sì.

– Ma anche, non trasformate il cibo in un castigo: “se non mangi non vedi i cartoni in televisione”, rischiate di fargli vivere con ansia il momento del pasto.

– Non riproponete dopo mezz’ora un pasto rifiutato in precedenza: se continua a mangiare irregolarmente avrà sempre meno appetito al pasto successivo.

– Se rifiuta una pappa non preparatene subito un’altra, ma saltate al pasto successivo: convincetevi che anche saltare un intero pranzo non è dannoso per il bambino, anzi, arriverà con più appetito alla cena.

– Anche un bambino in buona salute non sempre ha lo stesso appetito: come per noi adulti, l’appetito può variare da un pasto all’altro, soprattutto se si ha mangiato più del necessario, o da un giorno all’altro.

– Non lasciatevi ricattare: se vostro figlio si rende conto che non mangiando ottiene ciò che vuole e che voi siete disposti a tutto pur di vederlo mangiare, abuserà del proprio potere e ogni pasto diventerà un “mercanteggiamento”.

– Per accontentarvi il bambino può rassegnarsi a mangiare anche senza appetito: vostro figlio vi farà effettivamente felice, ma a lungo andare il mangiare al di sopra delle proprie esigenze lo porterà al sovrappeso, rendendolo poi infelice. Ne vale la pena?

Vera inappetenza
Se è vero che il calo di appetito è un evento fisiologico da rispettare, è anche vero che non dobbiamo trascurare l’evenienza che possa essere l’espressione di uno stato di malessere.

Come individuarlo?

– Verificate se sono presenti disturbi come febbre, tosse, diarrea.

– Controllate se sta mettendo dei denti (soprattutto molari e canini, dotati di cuspidi aguzze), per cui la masticazione può essere fastidiosa.

È normale che questi disturbi riducano l’appetito perché l’organismo utilizza per guarire più in fretta le energie che dovrebbe spendere per la digestione dei cibi.
È dunque assolutamente inopportuno forzarlo a mangiare. Anche quando sarà guarito non costringetelo troppo presto a terminare il suo piatto, ci vuole infatti pazienza perché il piccolo recuperi le forze e la voglia di mangiare. Se queste tappe vengono rispettate con naturalezza, l’appetito ritornerà presto.

Tuttavia se il rifiuto del cibo è persistente, se il bambino è svogliato e stanco, se registrate un calo di peso, non esitate a chiedere consiglio al vostro pediatra.

Tratto da “Da o a 6 anni – Una guida per la famiglia” di Guido Brusoni, Rosanna Moretto, Leo Venturelli.