Uno in più. E’ il cromosoma che hanno i bambini che nascono con la sindrome di Down, ovvero la trisomia 21 (tre cromosomi 21), scoperta solo negli anni’60 dal francese Lejeune.

Non è certo facile scoprire di avere nel grembo materno un bimbo con deficit, ma la vita per chi è affetto dalla sindrome e per chi sta intorno non è assolutamente un peso insopportabile.

Innanzitutto è bene pensare che la colpa non è di nessuno, né del genitore, né del bimbo in arrivo. Non è di certo un giovane portatore di handicap a togliere il sorriso in famiglia, anzi, solitamente, è il membro che ne porta di più.

La sfida non è semplice, certo, ma non è neanche così impossibile. Al giorno d’oggi gli affetti da questa sindrome vivono una vita assolutamente ricca di esperienze ed emozioni che nulla hanno da invidiare a quelle di normodotati.

In molti casi infatti la vita di un soggetto con sindrome di down non necessità di particolari cure in più rispetto alla popolazione in generale, tuttavia, però, sono presenti incidenze di anomalie congenite, in particolare cardiache e del tratto gastrointestinale; anche in questo caso, fortunatamente, lo studio e l’attenzione sul tema hanno fatto passi da gigante: sono state infatti codificate una serie di linee guida per la cura e la prevenzione di situazioni patologiche che, con maggiore frequenza, si associano alla sindrome di Down.

I bambini e gli adulti con trisomia 21, più predisposti ad anomalie, non devono in alcun modo essere considerati dei malati anzi! Esistono tantissime attività pensate e strutturate per i portatori di questo handicap; prendiamo ad esempio lo sport: ci sono innumerevoli discipline, addirittura le olimpiadi. Le federazioni e le strutture sportive sono diffuse in tantissime città.

Esistono inoltre centri dedicati a figli e genitori che si occupano di attività come logopedia, fisioterapia e aiuto scolastico svolto da persone qualificate a prezzi, praticamente, inesistenti.
Anche le mamme e i papà possono trovare diverse risposte ad ogni genere di domanda, ma soprattutto un valido aiuto che varia da quello psicologico a quello semplicemente dei trasporti, passando per molto altro.

I ragazzi down, inoltre, hanno un’autonomia pari a quelli dei ragazzi normodotati (talvolta sanno essere anche più responsabili): prenderanno l’autobus da soli, usciranno con gli amici, arrivando, in futuro, ad avere le capacità per vivere da soli.
Anche l’aspettativa di vita è di una buona durata, assolutamente entro i limiti della media della popolazione.

Ricordatevi che anche gli affetti dalla sindrome di down hanno il loro caratterino! Porteranno avanti con convinzione le loro idee e le loro passioni, ma, attraverso una sincerità ed un animo puro come pochissimi, vi faranno scoprire lati della vita lasciati troppo spesso in un angolo e nel corso degli anni imparerete, insieme a loro, ad apprezzare ogni piccolo gesto della vita.