Novantasei mamme su cento sono in grado di allattare al seno.
Una stima che gli esperti ritengono valida se la mamma viene adeguatamente informata sull’importanza dell’allattamento al seno per la salute del proprio bambino e se le si insegna la tecnica corretta.
Le vere controindicazioni come malattie croniche o l’assunzione da parte della madre di farmaci dannosi per il figlio sono infatti davvero poche.
Tuttavia, il numero di donne che abbandona l’allattamento dopo 4-6 settimane resta ancora elevato. Complici spesso, i dubbi, l’insicurezza, l’ansia che emergono al rientro a casa.

Le preoccupazioni più frequenti riguardano il legame tra latte materno ed effettiva crescita del figlio, un dubbio che si manifesta sotto forma di domande diverse che di fondo, però, nascondono la stessa preoccupazione: non essere in grado di fornire sufficiente nutrimento al figlio.

“Il mio latte è nutriente?” È il timore più diffuso, dietro cui si nasconde l’ansia generata dalla responsabilità di essere l’unica fonte di nutrimento del proprio bambino. È inutile far analizzare il latte materno, perché la sua composizione è estremamente variabile.
Una diversità che dipende da molti fattori, tra cui anche la forza stessa che il bambino ci mette per succhiare.

Il “campione” portato al laboratorio perciò non fornirà mai le informazioni giuste per calcolare la qualità nutritiva del latte. Se avete questo dubbio, tuttavia, parlatene al pediatra.

È lui la persona più adatta. Può controllare infatti la vostra dieta e il peso del bambino, darvi informazioni convincenti e soprattutto rassicurarvi.

“Mangerà abbastanza?” La tentazione è quella di controllare quanto il piccolo ha mangiato con la doppia pesata, prima e dopo la poppata. Se eseguita occasionalmente la doppia pesata è inutile perché la quantità di latte può oscillare considerevolmente da una poppata all’altra. Se eseguita a ogni pasto, invece, può scatenare un’ansia di controllo che diventa una vera ossessione e aumenta l’insicurezza e i timori, questi sì davvero controproducenti quando si allatta.
Ciò che conta non è quanto il piccolo mangia, ma come cresce. La bilancia diventa allora importante per verificare la crescita settimanale e il pediatra, durante le visite periodiche, potrà confermarvi che la crescita è regolare e il vostro latte ottimo.

“Quanti pasti deve fare?” Soprattutto nelle prime settimane è opportuno che offriate il seno al bambino tutte le volte che lo richiede. Se lasciate libero vostro figlio di trovare il proprio ritmo, lo aiuterete a superare più in fretta questo periodo di adattamento, oltre a favorire la montata lattea. Allattare a richiesta vi aiuterà inoltre a imparare a riconoscere le sue esigenze.

Superate le prime settimane, pur allattando a richiesta, potrete rispettare pause di almeno 2-3 ore tra una poppata e l’altra.
Questo vi aiuterà ad avere ritmi più semplici da sopportare e consentirà al piccolo di avere abbastanza tempo per digerire, riposare e avere nuovamente fame per fare una bella poppata.

“Un bambino allattato al seno ha bisogno di bere?” Anche il bambino allattato al seno ha sete, ma trova nel latte della sua mamma l’acqua che gli serve per dissetarsi. Nelle prime 5-6 settimane non offrite senza il parere del pediatra, biberon con acqua o altre bevande che possono interferire con l’allattamento. Il bambino potrebbe infatti stimolare meno il seno con una conseguente diminuzione nella produzione di latte.

Testo tratto da “Da 0 a 6 anni. Una guida per la famiglia” (di Guido Brusoni, Rosanna Moretto, Leo Venturelli).