Lavorare o restare a casa con il bambino?
Come trovare, anche da mamma, una posizione lavorativa adatta alle mie competenze mantenendo orari flessibili?

Ogni mamma è diversa dalla altre e non esiste una formula comune per rispondere a questi comuni interrogativi. Sicuramente però è bene conoscere tutte le diverse soluzioni che si hanno a disposizione, e non sottovalutare l’esperienza lavorativa accumulata durante gli anni. La ricerca di una nuova occupazione, magari con orari flessibili, è al giorno d’oggi a portata di mouse. Esistono infatti portali come experteer.it, dove basta inserire le competenze maturate e le proprie esigenze per trovare una possibilità d’impiego adatta al proprio profilo e alle proprie necessità.

In ogni caso è bene informarsi sulle normative in vigore, nel caso si voglia mantenere la posizione occupata prima del lieto evento. La legge sui “Congedi parentali” (legge 53/2000 e 151/2001) permette a entrambi i genitori di conciliare con maggiore facilità la cura del loro bambino e il lavoro. È una legge che coinvolge anche il papà nella cura del proprio figlio o della propria figlia, consentendogli di usufruire dei congedi e permessi che fino a qualche anno fa erano riservati solo alla mamma.

La legge che oggi regola la maternità ha cercato di fotografare le nuove situazioni e di dare una risposta alle diverse esigenze introducendo innovazioni sostanziali nel campo dei congedi parentali:

• Il riconoscimento a entrambi i genitori del diritto individuale al congedo parentale per la nascita o l’adozione di un bambino, promuovendo la figura paterna.
• La libera gestione, da parte della donna, della scelta della distribuzione, prima e dopo il parto, del tempo complessivo di astensione obbligatoria dal lavoro.
• Il fatto che i lavoratori in congedo possono vedersi anticipare il trattamento di fine rapporto per sostenere le spese nel periodo di astensione facoltativa.
• L’estensione, in maniera più compiuta, dei tempi di astensione facoltativa per la cura dei figli per i padri, i lavoratori e le lavoratrici autonome.

Si attende comunque l’approvazione di ulteriori modifiche alla legge 151/2001 che consentiranno ai genitori di dedicare più tempo alla cura dei loro figli estendendo, tra l’altro, diritti già esistenti anche ad altre categorie di lavoratori che prima non ne usufruivano. Puoi verificare gli aggiornamenti rivolgendoti alle Associazioni sindacali di categoria e ai loro Patronati (per un elenco completo consulta il sito paginegialle.it)

IL DIRITTO DI MANTENERE IL POSTO DI LAVORO
Le lavoratrici non possono essere licenziate (il licenziamento è nullo) dall’inizio della gravidanza fino al compimento dell’anno di vita del bambino. Salvo in caso di colpa grave della lavoratrice, cessazione di attività dell’azienda, scadenza del contratto di lavoro, esito negativo della prova. Le eventuali dimissioni della lavoratrice devono essere convalidate dall’Ufficio provinciale del lavoro. È nullo anche il licenziamento causato dalla domanda di fruizione del congedo parentale e per malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore. Il divieto di licenziamento si applica infatti anche al papà, se usufruisce del congedo di paternità, per la durata del congedo e fino al compimento dell’anno del bambino.
In caso di adozione e affidamento, il divieto di licenziamento vale fino a un anno dall’ingresso del bambino in famiglia, qualora i genitori siano in congedo di maternità o paternità.
Al rientro al lavoro si ha diritto alla conservazione del posto di lavoro e, salvo per espressa rinuncia, al reintegro nella stessa unità produttiva occupata al momento della richiesta del congedo. La lavoratrice o il lavoratore deve infatti essere adibito alle stesse mansioni, o a mansioni equivalenti, dell posizione occupata in precedenza. Inoltre per legge si ha diritto a di permanervi fino al compimento di un anno di età del bambino.