Mamme esasperate perchè ogni sera portare i propri figli a nanna diventa una battaglia con pianti e urla. Altre non sanno più cosa inventarsi con figli che si oppongono ad ogni tipo di regola. Che fare?

Già da neonati i bambini hanno sete di conoscere le leggi del mondo fisico, relazionale e sociale. Nella nostra cultura si è progressivamente fatta strada la concezione del bambino come soggetto da conoscere e da rispettare sempre, fin dai primi momenti di vita. Però rispettare il bambino non significa sottomettersi a lui. Non basta sancire e far rispettare le regole, lasciando che rimangano condizionamenti esterni. Bisogna che siano apprese e interiorizzate perché il bambino impari a cavarsela.

Nel complesso processo di apprendimenti, il bambino va “testando” gli atteggiamenti e le risposte dei grandi, assumendo atteggiamenti “provocatori”. Il suo obiettivo, in realtà, è quello di avere  risposte chiarificatrici, sia fisiche sia verbali sia comportamentali. Per esempio, quando fa un capriccio lancia uno sguardo agli adulti presenti per vedere cosa pensano e cosa fanno, per imparare cosa è raccomandabile, cosa è permesso e cosa è proibito. Bisognerebbe cogliere  quei gesti “provocatori” come momenti in cui il bambino chiede che gli venga insegnata una regola. Sgridarlo e basta vuol dire perdere una preziosa occasione.

Questi “test” che il bambino sistematicamente fa sono equivalenti a domande quali: “Che conseguenze devo aspettarmi quando…”; “Cosa succede se non faccio questo?”  Gli adulti non dovrebbero fraintendere il significato della domanda che si nasconde dietro alcuni comportamenti.  Ad ogni domanda si dovrebbe dare una risposta.