Se un bimbo ha problemi di udito il primo ad accorgersene, solitamente, è il genitore.

In Italia circa 1 bambino su 300 nasce con problemi nel sentire ma non tutti i casi sono irreparabili.

Innanzitutto è bene ricordarsi che lo sviluppo del linguaggio è fortemente legato a quello uditivo. Se quindi mamme o papà notano che il piccolo non parla può essere dovuto al fatto che non sente. Questo fattore non è da sottovalutare poichè può dare rallentamenti in molti campi dello sviluppo anche intellettivo.

L’udito dei bambini può ricevere una valutazione già alla nascita grazie all’esame delle oto-emissioni. La diagnosi già nei primi giorni di vita può essere fondamentale per iniziare una adeguata terapia in caso di problemi; attenzione però che talvolta possono emergere falsi positivi, per esempio per errori nell’esecuzione del test oppure a causa di catarro nell’orecchio.

Questo primo test oto-acustico non è definitivo: diverse patologie legate alla sordità possono insorgere tardivamente.

Per questo ed altri motivi tra i 9 mesi e l’anno e mezzo i bimbi vengono sottoposti al Boel test, che, oltre alla percezione acustica, valuta le capacità comportamentali, cognitive e di relazione.

Altri test, molto più semplici, possono essere fatti a casa dai genitori stessi con delle naturali tecniche quotidiane.

Si può stare tranquilli se il bimbo ha paura o piange per rumori forti o improvvisi, per finestre che sbattono, per un cane che abbaia ecc nei primissimi mesi di vita.

Intorno al sesto mese il neonato senza problemi dovrebbe riconoscere come confortante la voce della mamma (o familiari) e aver la curiosità di esplorare giochi dotati di suoni.

Entro l’anno se non ci sono gravi problemi, il bambino dovrebbe iniziare a recepire i suoni di voci amiche, girarsi nella direzione del rumore e voltarsi se qualcuno lo chiama.

Entro il terzo anno di vita il bimbo dovrebbe iniziare a porre domande, divertirsi ad ascoltare storie, provare a fare conversazioni al telefono.

Se questi ed altri gesti quotidiani legati al sentire non si dovessero verificare è bene contattare il pediatra che saprà risolvere il problema o tranquillizzare il genitore e, nei casi più difficili, saprà indirizzare la famiglia al giusto specialista.