Quasi tutti i genitori provano attimi di panico quando i piccini iniziano a lamentarsi. I dubbi su come gestire questi momenti per evitare soprattutto le notti insonni sono moltissimi.

Cercheremo grazie allo studio approfondito dai tre illustri pediatra Guido Brusconi, Rosanna Moretto, Leo Venturelli di comprenderne le cause e di affrontarle con serenità.

Il pianto

La prima cosa che mette in agitazione tutti i genitori è il pianto del loro bambino perché viene quasi sempre collegato a un malessere da interpretare per poi risolverlo.
È facile riconoscere il pianto da fame quando sono passate due-tre ore dall’ultima poppata, ma non è sempre facile capire quando attraverso il pianto il piccolo vuole comunicare altri bisogni (sete, sonno, caldo o freddo per esempio) oppure manifestare le proprie sensazioni (dolore, piacere, paura, noia). L’esperienza, ma soprattutto l’istinto, vi aiuteranno con il tempo a decifrare i diversi tipi di pianto e a capire ciò che vostro figlio desidera.

Ma intanto il bambino piange, che cosa fare?

– Mantenete la calma e non fatevi prendere dall’agitazione.

– Cercate di consolarlo parlandogli dolcemente, coccolatelo e rassicuratelo con la vostra presenza.

– Provate a cambiargli posizione.

– Verificate se ha caldo o freddo: se è sudato o se ha mani e piedi freddi.

– Controllate se qualcosa lo infastidisce (pannolino sporco, vestiti stretti, naso chiuso).

– Massaggiategli il pancino in senso orario per favorire l’eliminazione dell’aria.

– Se allattate al seno verificate di non avere bevuto tè o caffè che possono averlo eccitato.

Se vi rendete conto che qualcosa non va, che il pianto lascia supporre un dolore perché è disperato, persistente e inconsolabile, provoca pallore o arrossamento del viso e sudorazione, non esitate a contattare il pediatra.